Un esperimento su 165 persone ha riproposto l'interfaccia di Instagram per mettere in gara i due segnali del feed: la ripetizione e i like. Ha vinto la ripetizione, e non di poco. Ciò che si rivede sembra più vero di ciò che si vede per la prima volta, e la sicurezza con cui lo si giudica cresce di pari passo: per un'affermazione già vista, il rapporto fra i verdetti «vero» e «falso» si moltiplica quasi per sette rispetto a una nuova.
I like, il segnale con cui il feed dichiara l'approvazione degli altri, incidono appena: la loro presenza non produce differenze rilevabili, il loro numero conta soprattutto dove la ripetizione manca. Il segnale decisivo non è quello in mostra, il conteggio dei like: è il già visto.
Lo studio è di Stump, Hartmann e Klauer, dell'Università di Friburgo. È uscito dopo revisione tra pari su Scientific Reports, rivista del portfolio Nature: ricevuto a febbraio 2026, accettato a luglio. I partecipanti hanno guardato post con affermazioni scelte in modo che quasi nessuno ne conoscesse la risposta, e le hanno poi giudicate vere o false, dichiarando la propria sicurezza.
Quasi sette volte
L'effetto di verità illusoria è il primo dei due fenomeni in gioco: le affermazioni ripetute vengono giudicate più vere di quelle nuove. L'aggettivo dice dove sta il difetto: non nelle affermazioni, che restano vere o false come prima, ma nel giudizio di chi le incontra per la seconda volta. L'effetto non nasce con le piattaforme: è documentato dal 1977, più di trent'anni prima dei like: lo descrissero Hasher e colleghi, citati dallo studio.
Il secondo effetto è più recente e riguarda la sicurezza, non il contenuto del giudizio. Per l'effetto di certezza illusoria, la ripetizione aumenta anche la confidenza nel proprio verdetto: per i giudizi giusti come per quelli sbagliati. L'aumento non è un'eco debole del primo effetto: gli autori lo definiscono sostanziale.
Lo studio nasce per verificare se i due effetti sopravvivono anche in una cornice simile ai social, dove il giudizio dispone di altri segnali oltre alla ripetizione, a cominciare dal conteggio delle approvazioni altrui. Gli effetti reggono. Per un'affermazione già vista, il rapporto fra i verdetti «vero» e «falso» si moltiplica quasi per sette rispetto a una nuova; la sicurezza con cui si risponde cresce anch'essa in modo netto.
Il feed ricostruito in grigio
Per attribuire gli effetti alle variabili giuste, i tre ricercatori hanno tolto tutto il resto. I post riproducevano l'interfaccia attuale di Instagram, ma erano volutamente spogli: niente immagini, sfondi in grigio, perché a variare fossero soltanto il testo e i like. Un post più ricco non avrebbe permesso di dire quale segnale stesse agendo.
Anche il materiale era costruito in sottrazione. 80 affermazioni, in tedesco, deliberatamente difficili e neutre, servivano a neutralizzare il sapere: davanti a una frase di cui si conosce la risposta, a decidere è ciò che si sa, e le scorciatoie restano invisibili. Due esempi dal materiale, qui resi in italiano dalla versione inglese che gli autori danno del tedesco: «un castoro può abbattere più di 200 alberi in un anno», vera; «le donne hanno il singhiozzo più spesso degli uomini», falsa.
Chi partecipava vedeva prima una serie di affermazioni. Seguivano cinque minuti di pausa, occupati da un compito diverso. Poi arrivava il giudizio: le affermazioni già viste tornavano mescolate a nuove, e per ciascuna erano richieste due cose: un verdetto, vero o falso, e la sicurezza di quel verdetto, su una scala da 1 a 6.
Sotto i post, dove comparivano, i like erano mostrati in due fasce: alti, fra 20.000 e 80.000; bassi, fra 500 e 2.000. I 165 partecipanti, reclutati attraverso la piattaforma di studi online Prolific, avevano fra i 19 e i 72 anni.
I like contano soprattutto dove manca la ripetizione
La presenza dei like non ha prodotto differenze rilevabili. Un gruppo vedeva i conteggi, l'altro no: i giudizi dei due gruppi sono risultati statisticamente indistinguibili, sia sulla verità sia sulla sicurezza. L'arrivo di una scorciatoia concorrente non scalza la ripetizione.
Il numero dei like ha invece un effetto, circoscritto e in sottrazione. Pochi like riducono di circa un quarto il rapporto fra i verdetti «vero» e «falso», e abbassano la sicurezza. L'effetto emerge principalmente sulle affermazioni nuove: dove manca l'appiglio della ripetizione, il numero sotto il post resta uno dei pochi segnali disponibili.
Un'analisi aggiuntiva ed esplorativa, riportata in appendice su richiesta dei revisori, suggerisce un'asimmetria rispetto ai post senza like: i like alti non aggiungerebbero credito (i post con molti like non risultano più creduti di quelli privi di like), i like bassi lo toglierebbero (quelli con pochi like risultano meno creduti).
La scorciatoia che mette in ombra le altre
Il disegno permette di confrontare la forza dei due segnali. Se i like fossero il segnale più forte, l'effetto della ripetizione dovrebbe risultare maggiore nel gruppo che non li vedeva: senza il concorrente, la ripetizione avrebbe campo libero. I dati puntano nella direzione opposta. Gli autori scrivono che la ripetizione fornisce una scorciatoia dominante e facilmente accessibile, capace di mettere in ombra gli altri segnali rilevanti per il giudizio. Dominante, qui, non vuol dire soltanto più forte: vuol dire che quando gli altri segnali compaiono, possono smettere di pesare.
Nello studio la confidenza non è una metrica secondaria: predice comportamenti a valle, come il continuare a cercare altre informazioni o il fermarsi. Anche un'influenza sottile sulla sicurezza, notano gli autori, può avere conseguenze pratiche su come si maneggia l'informazione nel feed.
Tre giudizi su quattro guidati dal già visto
Un'ultima analisi prova a scomporre il giudizio nei processi che potrebbero produrlo. I modelli statistici dello studio ne distinguono quattro:
- la facilità con cui il già visto viene elaborato, che la letteratura chiama fluidità di elaborazione (in inglese, fluency);
- i like;
- il sapere;
- il tirare a indovinare.
Fra le varianti messe a confronto, quella che descrive meglio i dati assegna così le parti: sulle affermazioni ripetute la fluidità guiderebbe circa tre giudizi su quattro; i like peserebbero fra il 3 e il 9%; dove non c'è nessun appiglio si tirerebbe a indovinare, e la scelta fra «vero» e «falso» torna vicina alla moneta. Il sapere, quasi azzerato per costruzione dal materiale difficile, conserva un primato condizionale: quando è accessibile, dominerebbe tutto, ripetizione compresa. Gli autori presentano queste analisi come esplorative: indicano una direzione, non la dimostrano.
Questi numeri valgono entro confini precisi:
- i post erano impoveriti rispetto al feed reale: nessuna immagine;
- il campione arriva da un solo canale di reclutamento, con il 31% di donne e il 67% di uomini;
- l'esposizione è stata singola: ogni affermazione ripetuta era stata rivista una volta sola, e cosa accada alla terza o alla decima qui non è misurato;
- lo studio non è preregistrato: ipotesi e analisi non sono state depositate prima della raccolta dei dati;
- i partecipanti usano molto i social, con abitudini simili fra loro.
L'eccezione è il sapere. Nel materiale dell'esperimento, costruito perché il sapere non potesse intervenire, un'analisi esplorativa non trova un effetto rilevabile della verità fattuale sui giudizi; ma nel modello, quando il sapere è accessibile, scavalcherebbe tutto, ripetizione e like insieme. Sarebbe l'unico segnale in grado di resistere alle scorciatoie; quanto spesso sia disponibile, l'esperimento non può dirlo.
Per vedere il meccanismo, l'esperimento ha dovuto spegnere i colori e togliere le immagini: solo testo, numeri, grigio. Il feed vero scorre a colori.
Le parole degli autori
- «repetition provides a dominant and easily accessible heuristic that can overshadow other judgment-relevant cues»
- «the mere presence versus absence of like information did not significantly influence truth or confidence judgments, whereas the magnitude of visible likes did»
- «confidence is not merely a secondary metric but has been shown to predict downstream behaviors such as further information seeking»